mercoledì 30 gennaio 2013

Chiamato Schizzo




E mi guardi da portali infiniti
portandomi saggezza di un presente
col tuo stare sornione e indifferente
la perfezione mostri di un dettaglio;

bianco il tuo pelo con ceneri macchie
più non ti curi dell'attimo prima
segui l'istinto secondo natura
senza alcun cruccio di regole aggiunte;

non hai bisogno di usare parole
per farmi fare ciò che mi hai insegnato
donando poi le fusa di piacere
mentre concedi alla mia mano il tocco;

sai leggere le rughe che non mostro
trovando il giusto modo per quietarmi
sai sempre come nascere sorrisi
giocando al predatore con i tappi.

Adesso voglio proprio ringraziarti
per tutto il sole che hai portato in dote
sei giunto alla mia casa senza un nome
amico mio che ti ho chiamato Schizzo.

30/01/13

martedì 29 gennaio 2013

Tagliando la speranza del tuo nome


E' una conta silenziosa di giorni
nel solco di mutevoli rive
ad ampliare fisiche distanze
sgretolandomi nell'ego memorie.


Mi ferisce la tua scelta migliore
pur togliendomi un disagio sospeso
ritorni alla tua croce di vanto
nei consueti radicati consensi.


schegge di vetro negli occhi e sul cuore
il cristallo di Giugno del tuo dono
adesso ti regalo le tue ali
per vincere quel cielo a me precluso.


mai ti ho chiesto l'esclusiva di un sogno
e tu mi svegli uscendo dalla stanza
ho nel petto quel riflesso di lago
e l'assenza del tuo viso sul collo.


e gridano parole mai offerte 
e infiniti di gesso sopra i muri
devo amarti vincendo l'abbandono
tagliando la speranza del tuo nome.



25/08/2011

(da: "Titoli di coda")

Nulla di nuovo



Sfoglio i sorrisi dei giorni facili
fissati ai nomi che ho dietro i vetri
mai ci chiediamo: starà piangendo?
Starà bestemmiando in salita di Vita?


Lo sai che ti cerco perché ho paura
invece rispondo fingendomi sano
ho partorito due fogli e una voglia
ma forse è l'inchiostro che lascia la macchia
senza salvare le rughe inespresse
il denso respiro di fame e di fumo
gli sguardi rubati ai doveri sul collo
la mano che perde la sabbia che ho in tasca


E ancora adesso che so l'illusione
ti chiamo parlandoti del mio cane
avrei preferito graffiare il tuo seno
per farti provare frammenti di te


Nulla di nuovo tra queste pareti
il cielo che vedo ha le tende ingiallite
quello che taci non riesce a far male
quello che dici è fiato sull'acqua


Teniamo i contatti a portata di mano
magari festeggio i tuoi anni di carta
 basso lo sguardo rifugge ogni foto
e un altro sorriso è d'appendere in gola.


02/09/09

(da: "Blocco Note")

Intervista a cura di Francesca Coppola




Benvenuto Oliviero nel blog Espressione Libri.
Grazie Francesca per la tua attenzione e per il tempo che mi stai dedicando.
Raccontaci brevemente chi sei, di cosa ti occupi nel quotidiano?
Ecco, chi sono è la prima domanda che mi pongo nel primo capitoletto de “L’Uomo nudo con le mani in tasca” e la giusta risposta probabilmente non sono ancora in grado di potermela dare; forse mi sono avvicinato per esclusione ma nulla di più. Quindi cosa posso dire di me? Mi chiamo Oliviero Angelo e sono un extra-comunitario, essendo nato a Neuchâtel, in Svizzera, da genitori comunque italianissimi. Vivo in un paese vicino a Lecco alle rive di un laghetto che ben mi rappresenta. Ho mezzo quintale di anni con il giovanile dilemma di cosa voler fare da grande. Ristoratore da tutta una vita fino a Luglio di quest’anno durante il quale ho chiuso definitivamente la mia attività e probabilmente un capitolo lavorativo ed esistenziale importante della mia vita. D’altronde sostengo che bisogna chiudere delle porte affinché altri portoni possano aprirsi. E ogni rinascita è sempre figlia di un qualche tipo di “morte”. In questo attuale quotidiano quindi mi occupo di liquidare il mio ristorante, di fare finalmente il papà quasi a tempo pieno con reciproca gioia di mio figlio tredicenne e mia, e scrivo. Di tutto e di più. Al lato pratico, quindi, un disoccupato molto impegnato. E mi occupo di tenere sollevato il morale in famiglia e intorno a me, mostrando una serenità a prescindere perché, come sostengo, noi non siamo ciò che abbiamo ma abbiamo ciò che riusciamo ad essere. O almeno ci provo.
Il tuo è un romanzo autobiografico nel quale racconti le tappe di un percorso di crescita spirituale, potresti esporci la trama in modo più definito?
La trama altro non è che l’accadere di banali eventi come spunto di riflessione, nell’assioma che nulla accade mai per caso. E anche di riflessioni fine a sé stesse che mi si dettano in particolari stati d’animo. La mia presunzione è quindi quella di trovare un senso, anche molto postumo, ad accadimenti e conseguenti tuffi nella mia memoria. Perché la Vita è l’unica vera grande Maestra che non smette mai di mostrarci qualcosa di noi che necessitiamo apprendere. Anche a distanza di anni e riavvicinamento di consapevolezza. Il nostro specchio per poter imparare a guardarci. Questo è il “fil rouge” costante di ogni capitolo che di volta in volta autonomamente si è dettato. Ovviamente senza mai prendermi troppo sul serio, almeno nelle mie intenzioni comunicative.
Da cosa nascono le tue “riflessioni allo specchio”? Da qualche vicenda importante in cui sei stato o ti sei sentito coinvolto?
Le mie “riflessioni allo specchio” nascono a livello embrionale quasi cinque anni fa da un mio iniziare un percorso personale alla ricerca di una mia religiosità interiore da contrapporre ad una religione dogmatica, qualunque essa sia stata, nella quale non potevo più riconoscermi. E nel trovare un convincente senso interiore alle apparenti contraddizioni e paradossi dell’Esistenza. Nei primi mesi di questo 2012 hanno poi trovato anche parola scritta, giusto “per non pensare più a memoria”. Probabilmente la vicenda che ha dato urgenza a questo mio voler approfondire tematiche esistenziali in maniera più compiuta è stato il passaggio “oltre il velo” di mio padre, avvenuto nel Dicembre 2011. L’accettare con serenità questo naturale e definitivo distacco terreno ha sicuramente richiesto da parte mia un’urgenza di voler confermare alcune consapevolezze interiori mettendole alla prova di un eterogeneo riscontro quotidiano.
La tua biografia è definita come “semi-sera e soprattutto emotiva”, è stato facile mescolare questi diversi ingredienti fra loro ? Quanto tempo hai impiegato per scriverla?
Sì, è stato facile. Più difficile spiegarne adesso il perché. Ma siccome ora mi trovo qui, subito dopo quei punti di domanda, penso che in qualche modo dovrei provare a spiegarlo. Dunque: soprattutto emotiva perché in effetti “L’Uomo nudo con le mani in tasca” non è un romanzo autobiografico per un mio raccontare frammenti consequenziali della mia Vita, non solo, almeno. E’ autobiografico perché parlo delle mie emozioni più intime in ogni frangente esistenziale che scompostamente torna alla memoria, magari grazie ad un evento che apparentemente non mi riguarda più di tanto. Senza una logica sequenza temporale e il più delle volte senza sapere nemmeno io a quali conclusioni io stesso possa giungere nel raccontare un aneddoto o un coriandolo di memoria che, non casualmente, in quel preciso momento, sto iniziando a raccontare. Se a questo aggiungiamo che difficilmente io riesco a prendermi sul serio, ecco che il cocktail è servito. La Vita fondamentalmente è un gioco al quale tutti siamo più o meno obbligati a giocare, pena la definitiva squalifica … a vita. Allora, mi dico, tanto vale giocare per quello che siamo e riusciamo ad accettarci, e giocare divertendoci. Se poi nel nostro divertirci riusciamo a contagiare altri giocatori nella stessa stanza di gioco, tanto meglio! La cosa difficile è però proprio il riuscire ad accettarci senza mediare ciò che siamo o ciò che ci accorgiamo gli altri ci hanno fatto diventare. Nell’onestà che necessitavo e necessito di avere con me stesso non nascondo che sono incappato in passaggi che sono riusciti a muovermi al pianto nel far affiorare antichi dolori che nemmeno pensavo di avere in archivio. Ma la stessa Epifania di poter ritrovare parti importanti di me stesso da poter portare a una maggiore consapevolezza personale è stata fonte di gioia ritrovata nel ritrovarmi, e scusate questo piccolo inciampo lessicale.
La risposta secca al secondo quesito è che ho impiegato quasi tre mesi a confezionare definitivamente questo mio libro di riflessioni allo specchio di me stesso (delle mie quotidianità, che è la stessa cosa, visto che sostengo che accade sempre ciò che siamo). Posso aggiungere che l’ho iniziato non avendo idea di cosa stessi scrivendo, e tanto meno che stessi iniziando a scrivere un libro. Inizialmente pensavo di scrivere sporadici ed estemporanei pensieri per piccole personali catarsi. Come una sorprendente e capiente Matrioska mi sono poi trovato ad attingere il molto di me che era semplicemente sommerso da più recenti panni sporchi che di volta in volta riuscivo a portare in superficie e toglierli da questa immensa metaforica cesta. Più toglievo e più trovavo, e le paginette si sono sommate con facilità alle paginette già scritte e dopo un paio di mesi mi sono ritrovato con del materiale che a volerlo leggere io stesso poteva sembrarmi imbarazzante, nella quantità forse non così giustificata, e ho quindi semplicemente pensato di scrivere un ultimo capitolo che tirasse le somme emotive e gli apprendimenti personali di quanto di me ero riuscito a comprendere. E così, indirettamente, ho fermato a quasi tre mesi il lasso di tempo usato per scrivere ciò che potete trovare nel mio “Uomo nudo” alla fine con tasche mentali più vuote.
Prima che scrittore sei stato anche poeta. La tua prima silloge “Poesie in cuffia” è stata scritta sulla suggestione di brani di artisti molto famosi, cosa rappresenta per te la musica? In che modo essa ha ispirato il tuo animo?
Scusami, Francesca, ma penso che non esista un prima e un dopo di un qualche mio modo di comunicare. Nasco pubblicamente come scrittore di poesie, è vero, ma scrivo da sempre anche pensieri in prosa, racconti e storielle che semplicemente sono stati a lungo esclusivamente nel mio cassetto, per giustificato pudore letterario. Non avendo frequentato alcun tipo di scuole classiche ma solo un Corso di Formazione Professionale Alberghiero prima e un Istituto Tecnico Commerciale poi (con relativi attestato e diploma), il pudore di cui sopra lo giustificavo a me stesso. Fortunatamente oltre ad essere scrittore in quanto indubbiamente scrivo, sono anche un bulimico lettore da sempre in quanto leggo e questa penso sia stata la personale misura con la quale confrontarmi riguardo una mia adeguatezza o meno nel volermi proporre. “Poesie in cuffia” è stato in effetti il primo libro pubblicato di una mia silloge poetica e ci sono naturalmente affezionato. Suggestioni d’ascolto sull’onda di brani che vanno dai Pink Floyd, Deep Purple, Rolling Stones, ACDC, Dire Straits, Led Zeppelin fino ai vari Giovanni Allevi, Chopin e Grieg, passando da Annie Lennox, Cranberries fin anche a Demis Roussos e i Voyage e altri nella più eterogenea macedonia musicale. Questo a dimostrare che della musica non amo di un po’ tutto ma bensì di tutto un po’. E sì, la musica è straordinariamente importante per me. E’ la poesia emotiva senza parole, in pure vibrazioni a ridondare nell’anima. Questa “mia” musica è la personale colonna sonora della mia Vita. La mia macchina del tempo immediata. E a questi viaggi guidati nel mio tempo ho anche dedicato un lungo capitolo nel libro “L’uomo nudo con le mani in tasca”. Capitolo che significativamente ho intitolato: “No Music, no Life”.
La musica ha ispirato il mio animo in ogni modo possibile. E’ stata la mia amica insostituibile in certe notti che graffiavano il cuore, il sussurro di domande alle quali la mia anima trovava l’urgenza di attingere a determinate risposte, è stata il mio ridere e il mio piangere, è stata la mia musa emotiva, è stata il mio sprone e il necessario carburante per attraversare giorni particolari. Tutto è musica e la musica è tutto.
Delle altre raccolte poetiche che hai scritto, ben sette, qual è per te la più significativa e perché?
Anche questa è una domanda alla quale per me è difficile rispondere. Come si fa a chiedere a un genitore quale tra i suoi figli è il preferito? Ognuna ha età e caratteristiche diverse (parlo delle mie raccolte poetiche) e ogni singolo vagito è stato sempre fortemente voluto nel perfezionare e sancire un determinato e unico momento emotivo di sguardi “oltre”. Certo, la maggior parte delle poesie scritte nel tempo ora mi possono sembrare anacronistiche, ingenue e poco rappresentative di ciò che oggi percepisco di essere. Tutto è cambiamento e nulla rimane immutato e a questa legge, per forza di cose, non sono assoggettate parole scritte e quindi fermate nel tempo. Ma ognuna mi è sempre cara, come un vecchio album di fotografie che sfoglio per rivedermi com’ero e comprendere meglio il mio percorso e come sono riuscito a diventare. O ritornare ad essere, che preferisco. Molte poesie, a rileggerle, mi fanno ancora male e questo trovo sia per me importante perché continuano a darmi la misura di ciò che necessito ancora di metabolizzare e accogliere di me stesso.
“Scampoli e Assenze” e soprattutto “Cieli di carta” sono due raccolte nelle quali le mie poesie hanno forse trovato la loro dimensione più lirica e più urgentemente vera, scritte dal 2005 all’inizio del 2008. L’elastico emotivo con il quale è partita la mia ricerca alla giusta Domanda per tutte le risposte che pensavo di possedere. “Vocali in apnea” è invece una raccolta di 80 poesie erotiche che mi si dettavano in modo naturale prevalentemente nel 2007/2008. Di questa raccolta amo esageratamente la bellissima presentazione dell’opera, in prefazione, dell’amica Franca Pistellato. Una presentazione che ha saputo mostrare a me stesso cosa di me si nascondeva nei risvolti del mio stile poetico e comunicativo, rivelando il molto di me – e in maniera profondamente vera – che nemmeno io stesso avevo ancora compreso. “Lido Venere” è una breve raccolta che nasce sotto l’ombrellone di Metaponto, in riva al Mar Ionio Lucano, di ritratti da spiaggia con sguardo interiore e di tante conchiglie portate all’anima per ascoltare il suono della Vita nei ritmi balneari. “Blocco Note” è invece la raccolta poetica che personalmente preferisco per maturità ed ispirazione e, quindi, tra le tante, quella che attualmente sento mi possa rappresentare meglio. L’ultima raccolta pubblicata, “Titoli di coda”, in verità ne comprende due. Ho inserito alla fine della prima silloge omonima, una ulteriore silloge breve di quindici composizioni che precedentemente avevo pubblicato col nome “L’Inedito Odierno”. La raccolta poetica più significativa, per me, in assoluto, è comunque quella che non ho mai pubblicato. Molto intima ed emotivamente intensa. Troppo, forse. Sono poesie scritte prevalentemente nel 2008. Il titolo che da allora mi occhieggia dal mio cassetto virtuale è: “L’allodola riflessa – Eutanasia di un dolore”. Questa silloge tocca private sfere emotive anche di altre persone che potrebbero riconoscersi dolorosamente o comunque scomodamente. Ecco perché è una raccolta che mai pubblicherò. Detto questo, permettimi di aggiungere in conclusione un mio personale assioma riguardante la poesia, pubblicata o meno: una volta scritta, la poesia appartiene soltanto a chi la legge e se ne veste.
Oltre “C’è Tempo e tempo”, romanzo scritto vent’ anni fa e pubblicato recentemente, conservi altri manoscritti nel cassetto?
Sorrido. Io stesso ho classificato “C’è Tempo e tempo”, sulla stessa copertina, come “Improbabile Romanzo”. Ispirato all’epoca da un mix di Vonnegut e Bergonzoni , è stato fondamentalmente un pretesto per poter giocare in totale libertà con le parole ed interagire in prima persona con i personaggi stessi di questo improbabile romanzo. Qualcuno, molto savio, l’ha definito una “pura follia”. Altri manoscritti simili, prevalentemente strutturati come una serie di monologhi cabarettistici, continuano a giacere inediti nel mio cassetto. All’epoca collaboravo infatti come coautore di testi per un comico cabarettista che si esibiva al “Derbino” di Milano e altri locali Lombardi, con successo. Tra questi inediti manoscritti voglio citare: “Appunti e Svirgole” e “Sproloquiando”. Quasi due anni fa ho anche pubblicato una raccolta di racconti brevi, “Corti-Circuito”, che avevano alcuni anni di polvere da cassetto. Ho inoltre pubblicato quest’ultimo Natale, come regalo a mia sorella, dedicato, una raccolta di racconti autobiografici della mia prima infanzia, dai miei cinque anni fino ai dieci, che avevo scritto quando ne avevo trenta. Quindi sempre vent’anni fa. Intitolato: “Bambini del Lario – Racconti del Mattino”. Andando oltre tutta questa preistoria, al momento ho tre progetti avviati nel cassetto. Il primo è un’altra raccolta di racconti aventi per tema alcune mie recenti consapevolezze interiori mostrate sotto forma di metafore, nel mio intento, illuminanti (“A scuola su Gaia e altre storielle di Luce”); Il secondo è un progetto che avevo iniziato prima di cominciare “L’uomo nudo con le mani in tasca”, ed è la storia del mio percorso attuale partendo da iniziali sincronicità. Ne avevo già scritto più di cento pagine prima che l’uomo con la presunzione di tasche su pelle prendesse il sopravvento. Il titolo che appare sulla cartella adesso è: “L’uomo che non sapeva di avere le ali”. Attualmente ho iniziato a scrivere un altro romanzo che parla, anche ironicamente e sulle ali ispiratrici, in sottofondo, di quel genio di Douglas Adams (quello de “La guida galattica per autostoppisti”) delle vicende di un uomo comunissimo a partire da un giorno qualunque ma non troppo, che decide di sperimentare cosa sia la libertà e comprendere infine dove voler approdare sulle coste di sé stesso. Il titolo che al momento appare su questa cartella è “Le quotidiane avventure di un irragionevole ragioniere”.
Insieme alla tua amica e scrittrice Adrena (Maria Capone) hai scritto un romanzo “a due teste e quattro mani” dal titolo “Il bacio di vetro”. Un lavoro a mio avviso singolare. Puoi descriverci quest’esperienza, dirci cosa ha significato, ed esporci brevemente la trama?
E’ vero, questo romanzo scritto insieme, e distante, alla mia carissima amica Maria Capone è stato davvero singolare nella modalità di stesura e per l’esperienza che mi ha portato in dote. La singolare modalità in pluralità di penne è stata proprio quella di averlo scritto tenendoci a rigorosa e reale distanza come da trama (circa mille chilometri) e di portare avanti il vissuto e l’interazione di un personaggio con l’altro in totale esclusiva. In parole semplici (così complicate per me!), il Bacio di vetro è la storia di un bacio mai dato nella vita reale ma di contro di un sentimento che ha saputo ingigantirsi nel continuo scambio epistolare (e-mail)tra Luana e Liol, i due protagonisti di questa bella amicizia che piano, piano, si trasforma in qualcosa di molto più importante. Così come i nostri due personaggi interagivano via e-mail,anche Maria ed io ci scambiavamo e-mail nelle quali raccontavamo la parte riguardante il rispettivo personaggio, senza mai sapere in anticipo le reazioni dell’altro all’agire dell’uno. Sorprendendoci continuamente e reagendo nella trama in funzione di ciò che dall’altro ricevevamo. E’ stato un lavoro molto coinvolgente e non nascondo che spesso mi trovavo confuso e coinvolto in prima persona non riuscendo sempre a distinguere le emozioni di Liol dalle mie. In questo libro si parla di forti emozioni e di un amore che trova legittimo domicilio nell’ambito del virtuale, con tutte le riflessioni che tutto questo comporta e le indubbie ripercussioni che nella fattispecie Liol ha subito nella “sua” vita reale di uomo sposato e padre. E’ una storia di scelte e di coscienza, di responsabilità e di voglia di mettersi in gioco, di affinità che a volte solo il virtuale può fare affiorare senza reali condizionamenti. Tornando a ciò che questa esperienza di libro a quattro mani mi ha portato in dote, sicuramente posso annoverare una maggiore capacità di accogliere e condividermi e di mettermi in gioco in un progetto che inizialmente non apparteneva alle mie corde, fortemente voluto da Maria. Che approfitto per ringraziare per la stima dimostratami nel volermi come controparte narrativa. Come non posso fare a meno di ringraziare il bravissimo Davide Gorga per il suo prezioso lavoro di editaggio, di revisione e fonte sempre, per Maria e me, di consigli preziosi e pertinenti che sicuramente hanno dato un maggiore spessore al nostro lavoro congiunto.
Ritornando a “L’uomo nudo con le mani in tasca” , c’è stato qualcuno durante la stesura dello stesso, che ti ha appoggiato, aiutato, ispirato?
Non propriamente. Questo scritto nasce totalmente in me, aiutandosi con tutti i me stesso residenti nella mia linea temporale e con la capacità di volta in volta ri-scoperta di sapermi leggere oltre i meri accadimenti e ogni emozione lì cristallizzata a riverberare inconsciamente in attuali presenti, almeno fino al mio disinnescarle con una più consapevole comprensione. Scriverlo e scrivermi è stato indubbiamente catartico e fonte di personale crescita. L’ispirazione sicuramente va ricercata nel mio bagaglio di Viaggio verso me stesso, comprendente innumerevoli letture mirate e dettasi sincronicamente di volta in volta in base a ciò che in ogni preciso gradino esistenziale necessitavo venire a conoscenza . Per citare alcuni autori che mi sono stati occasionali Maestri posso elencare: Coelho, Osho, Brian Weiss, Castaneda, Don Juan Ruitz, Proust, Goethe, Marco Predolin, Anna Maria Bona, Lao Tze, Redfield, Khalil Gibran, Kabir e ogni incontro, mai casuale, che ha sempre immancabilmente saputo consegnarmi il giusto messaggio per quel mio tratto di Cammino.
Se dovessi consigliarlo a qualcuno, a che tipo di pubblico ti rivolgeresti?
A prescindere dall’intento di ogni autore, io penso che è sempre il libro a scegliere il lettore e non viceversa. Personalmente lo consiglierei alle persone che si sono sentite anche minimamente incuriosite da questo mio parlarne o a coloro che amano porsi domande senza mediarle con personali addomesticamenti e quindi mettersi in gioco con risposte che non sempre sono le più comode. A chi, in poche parole, sente l’impulso di specchiarsi in riflessi di sé stesso, magari partendo da altri riflessi di uno stesso infinito specchio che è la Vita.
Grazie a tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la gentilezza di leggermi fino a quest’ultime righe, facendomi dono del loro tempo.
Ciao Francesca e ciao a tutti!

Intervista doppia agli autori de "Il bacio di vetro": Adrena e Oliviero Angelo Fuina

-Intervista a cura di Antonietta Agostini -

Carissimi lettori, per me è un piacere ospitare i due autori del romanzo “Il bacio di vetro”, Adrena e Oliviero Angelo Fuina.
Credetemi, per me questa intervista è davvero speciale, perché mi piacciono le persone come loro, persone solari, scherzosi, e poi se dovessi scrivere tutti gli aggettivi con i quale vorrei definirli, non finirei più!
Mi ero già innamorata del loro romanzo, ed ora sono pazza di loro!

Ciao Adrena, ciao Oliviero, e benvenuti nella mia rubrica. Parlatemi di voi, e di come vi siete conosciuti?
Oliviero: Ho conosciuto Adrena otto anni fa, in un sito di poeti. A quei tempi lei teneva le redini organizzative di un progetto antologico di poesie a scopo benefico e, da subito, mi aveva dato l’impressione di una martire devota alla causa e propensa al sacrificio sugli altissimi altari dell’Ego dei poeti partecipanti. Siccome io agisco con empatia, mi sono messo nei suoi panni riuscendo così, in modo spontaneo e naturale, ad avvicinarmi a lei. E dato che tra i suddetti panni c’erano anche delle gonne, ho dovuto di conseguenza depilarmi. Comunque il reciproco rispetto e la reciproca stima artistica sono stati fondamentali per instaurare subito una ludica affettuosità, a suggello di un’alchimia di personalità altrimenti improponibili.
Adrena: Come già detto da Oliviero ci siamo conosciuti in un sito letterario. In questa realtà virtuale ognuno è libero di inserire poesie e racconti brevi per poi essere commentati e “criticati” da altri autori che si aggirano nella “fossa dei leoni”. Non esagero nel considerare questo sito come tale, lo è davvero! Infatti, dopo aver organizzato due raccolte antologiche, coinvolgendo circa sessanta autori per volta, ne sono uscita di corsa e volutamente. Approfitto per aprire una parentesi e rispondere ad Oliviero riguardo alle gonne. Mio caro, lo sai da tempo che è un indumento che non amo in particolar modo, chi porta i pantaloni sono io.
Avete scritto un romanzo insieme, un romanzo eccezionale a mio avviso. Da chi è partita l’idea di questo progetto insieme?
Oliviero: Io penso sia partita da una peperonata o un’abbondante impepata di cozze. Causa naturale, suppongo, di un’obbligata insonnia di Adrena che ha partorito (intendo l’insonnia) questo machiavellico progetto. Lei aveva già il suo personaggio e un incipit di storia già scritta ma gli mancava il maschietto da coinvolgere e il malcapitato di turno più a portata di tastiera immagino sia stato il sottoscritto. Siccome entrambi amiamo complicarci la vita, perché se no non siamo contenti, (ci sembra di rubare il pane all’esistenza), per divertirci ci siamo imposti il modus operandi di reali e-mail incrociate. A sorpresa dell’altro/a abbiamo semplicemente lasciato fuoriuscire una trama rimasta sconosciuta a noi stessi, nell’evolversi del testo,e fino all’ultima pagina. Facendo questo ci siamo davvero emozionati e ci siamo fatti anche molti dispetti rompendo di volta in volta le ovaie, pardon, le uova, nel paniere dell’altro.
Adrena: Questa domanda non può che avere una sola risposta: le idee migliori sono quelle delle donne; e per rimanere in tema e riallacciarmi alla precedente risposta semplifico dicendo “quelle donne, ovviamente, che sanno portare i pantaloni”. Nuova parentesi: Olivieroooooo, ti concedo le ovaie e mi prendo i… pantaloni. Cosa avevi capito? Se c’è una cosa alla quale non rinuncerei mai è la maternità.
Liol e Luana, si conoscono nel web e nasce su una sorta di storia. Cosa ne pensate di questo modo che hanno le persone di approcciarsi al mondo, comunicando dietro uno schermo, riuscendo comunque a provare emozioni.
Oliviero: Paradossalmente proprio il fatto di essere dietro uno schermo e non mettere in gioco limiti auto-percepiti (più o meno oggettivi) libera le ali alle emozioni che nascono interiormente, a prescindere. Aggiungiamoci l’ormai inflazionato “fascino dello sconosciuto”, la presunta impunità a trasgressioni che rimangono nel privato del virtuale e quindi non in conflitto palese e visibile col mondo “reale”.
Adrena: Il modo di comunicare è cambiato già da diversi anni. Proseguendo sulle “ovaie” posso dirti che prima di concepire e partorire l’idea de “Il Bacio di vetro” avevo letto un articolo di stampa che mi aveva incuriosito molto. La notizia riguardava i giovani ragazzi e quanto trovassero più semplice parlare di tutto virtualmente o tramite chat e di quanto, invece, trovassero difficile allacciare delle relazioni vere. Rapportando tutto questo al romanzo, e non essendo più una ragazzina, ho preferito utilizzare il mezzo delle e-mail perché mi ricordavano di più le vecchie lettere di un tempo. Sebbene non sappiamo chi ci sia realmente dall’altra parte dello schermo, devo dire che con Oliviero sono stata fortunata e che tra noi è nata una meravigliosa amicizia che dura da diversi anni.
Oliviero, già otto candeline? Come passa il tempo…
Quanto c’è di voi nei vostri personaggi?
Oliviero: In Liol (nome atroce voluto fortemente da quella distubata della mia amica che ha una totale avversione e idiosincrasia ai tanti bravi Santi che vivono nelle caselle del calendario), anagramma non casuale di Olli, ci sono io in parte prevalente. L’io che esisteva ai tempi dello scrivere a quattro dita (visto che per essere onesti sono solo gli indici che usiamo di una mano per scrivere… mica siamo dattilografi!) e molte teste (dato l’rrefrenabile schizofrenia d’identità nata dall’immergerci in ulteriori mondi da esplorare comunque e sempre in prima persona).
Adrena: Molti tra i lettori mi hanno fatto questa domanda, compreso mio fratello Giuseppe e tra questi posso dirti che la maggior parte è stata di genere e sesso maschile. Qui la domanda nasce spontanea… quale parte di me hanno trovato in Luana? Chi sarà mai Rossella l’amica tanto provocante e sessualmente spinta? Non c’è niente di me in Luana, né meno che mai in Rossella, ma qualcosa di me c’è, poche righe di spiegazione nel personaggio di Francesca, la sorella di Luana. Questo romanzo nasce da una sfida personale – ho voluto per una volta lasciar vivere al personaggio la sua storia. Non è stato facile non farsi coinvolgere ma era proprio l’obiettivo che mi ero prefissata. Più che la storia in sé, che si è svolta e-mail dopo e-mail e senza mai essere concordata, ho lasciato al mio personaggio lo spazio che merita, quello di protagonista. Sono convinta che i primi libri pubblicati siano a sfondo autobiografico, è come se l’autore abbia bisogno di eviscerare ciò che è rimasto per lungo tempo sullo stomaco. Dopo, però, si può iniziare a scrivere sotto dettatura.
Avete altri progetti insieme?
Oliviero: Sì. Avevamo questa intervista da fare insieme e finita questa penso ci prenderemo un meritato anno sabBatico di pausa. Quindi non menopausa ma il contrario!
Adrena: In molti ci hanno richiesto la seconda parte de “Il bacio di vetro” non so… vedremo. Io e Oliviero siamo molto cambiati dalla stesura di quel romanzo e non so se sarei disposta a passare un altro anno dietro un computer. Altri tipi di progetti con Oliviero, giuro di non averli, però… potrei autoinvitarmi a casa sua e farmi preparare un succulento pranzetto.

"Il bacio di vetro" - recensione a cura di Antonietta Agostini



- Recensione a cura di Antonietta Agostini -


Il bacio di vetro, romanzo scritto meravigliosamente a quattro mani, da Adrena (Maria Capone) e Oliviero Angelo Fuina, tratta un argomento che ormai è all'ordine del giorno, dove tuttavia sembra più facile, lasciarsi andare alle proprie emozioni dietro uno schermo, magari con un perfetto sconosciuto, lasciandosi molte volte travolgere dalle emozioni virtuali, dove una parola sa colpire dritto al cuore nonostante tutto non venga sussurrata dolcemente dal vivo, ma nascosta lì, dietro uno schermo, dove molte volte ci si sente molto di più a proprio agio.
E' quello che accade ai protagonisti di questo romanzo, Liol Luana, si incontrano in rete, scambiandosi giornalmente e-mail.
Lui sposato, con un figlio, ma il suo matrimonio ormai gli va stretto, un bel giorno conosce Luana, una donna che gli farà provare molte emozioni, sentendo così il bisogno ogni giorno di scrivergli, scambiandosi consigli, poesie, poiché scoprono pian piano di avere molte cose in comune, cose che con sua moglie Anna purtroppo non ha, Luana riesce così ad entrare nella sua vita in punta di piedi.
I due si innamorano, ma tutto questo però, comporterà a Liol un enorme sacrificio.
Magari vi verrà da pensare, è una storia scontata! Invece no, è una storia emozionante, in cui sicuramente in molti potranno rispecchiarsi, e magari riflettere su molte cose.
A me personalmente ha toccato molto, mi sono immedesimata in loro.
E' un romanzo fresco e scorrevole, inoltre trovo che scrivere a quattro mani non sia una cosa semplice, ma bensì è una bella sfida, nonostante tutto, i due autori, sono riusciti a tirare fuori un romanzo ben scritto e che consiglio assolutamente di leggere.

Link recensione originale apparsa su "Lettrice compulsiva"

"Il bacio di vetro" - recensione a cura di Roberto Baldini


- Recensione a cura di Roberto Baldini -


Cosa vogliamo dalla vita? Un marito (o moglie), un figlio, una casa, la stabilità economica. Più o meno la risposta è sempre questa. Ma cosa succede quando giungiamo a questi agognati traguardi? Viviamo in pace e serenità con noi stessi o forse cerchiamo qualcosa di più? Che cosa sarebbe, poi quel qualcosa in più? Un fugace momento di passione con un estraneo? Un’alternativa alla quotidianità che ora chiamiamo monotonia? Il brivido del tradimento, della trasgressione, dell’amore?
Luana e Liol. Un sentimento che nasce dal nulla e si tramuta in…non lo sanno nemmeno loro. Amicizia? Amore? Infatuazione? Bisogno d’aggrapparsi disperatamente l’uno all’altra, come due scogli che non voglio essere travolti e sgretolati dall’onda anomala della quotidianità? Uno scambio di e-mail continuo, giorno dopo giorno. Anzi, notte dopo notte, poiché la giornata sarà intervallata da momenti familiari e lavorativi. Un rifugio costante che porterà i due protagonisti a una scelta, una scelta che farà soffrire loro, oppure le loro famiglie…
Adrena e Oliviero Angelo Fuina prendono le loro quattro mani e mettono sul piatto i dolori e le insicurezze di tutti noi. Un dubbio, una porta rimasta socchiusa, uno spiraglio di luce multicolore. Quello spiraglio che ci invoglia a lasciar tutto così come lo vediamo e a tuffarci in un pezzo di mare più blu…Ogni cosa potrà far vacillare le nostre convinzioni e metterci sull’orlo di un baratro. Provare ad attraversare un burrone su di un filo spinato, sul filo di quel rasoio che potrebbe tagliare la nostra vita in pezzetti così piccoli da passare attraverso la cruna di un ago. Una storia in cui tutti noi potremmo rispecchiarci, una scelta d’amore e passione difficile e tormentata, un inizio e una fine dal quale (ri)cominciare. Un libro da leggere per estraniarci dalla realtà, per poi ributtarci a testa bassa nell’incessante trascorrere dei giorni. Consigliato.
- Titolo: Il Bacio Di Vetro
- Autore: Adrena E Oliviero Angelo Fuina
- Editore: Boopen
- Pagine: 146
- Euro: 10,00
- Edito: 2011

"Il bacio di vetro" recensione a cura di Pietro Loi


-Recensione a cura di Pietro Loi -

Vorrei iniziare questa recensione raccontando sinteticamente la storia di questo appassionante romanzo. Una storia d’amicizia e d’amore virtuali, nate e sviluppatesi in rete. Luana e Liol, i due protagonisti del racconto, si conoscono per vie telematiche, in siti dedicati a componimenti letterari. Luana è una matura imprenditrice in carriera del profondo sud. É una donna single per scelta, un po’ perché la sua vita sentimentale ha avuto dei trascorsi non molto gratificanti un po’ perché non ha trovato l’uomo che risponda alle caratteristiche che lei pensa debba avere il suo Lui. Liol è invece un uomo sposato, con un figlio di cinque anni a cui vuole uno sviscerato bene. Liol ha un bar- ristorante in un piccolo paese del profondo nord. Più di mille chilometri li separano, tutto lo stivale. La loro amicizia virtuale si infittisce sempre di più, fino a diventare qualcos’altro, un sentimento che rasenta l’amore. Come tutte le coppie reali sentono il bisogno di parlarsi e di avere contatti quotidianamente, attraverso le loro rispettive poste elettroniche, attraverso le quali si raccontano le proprie vite, presenti e passate, non solo lavorative ma anche intime e sentimentali. Pian piano Luana e Liol si rendono conto che quel rapporto virtuale sta diventando qualcosa a cui non possono rinunciare e le loro e-mail diventano sempre di più appassionate. Il primo a scoprirsi è Liol che, preso dalla sua passione per la poesia, le manda un bacio virtuale, con un componimento dedicato: “Il bacio di vetro”. Luana, già fortemente attratta da quell’amicizia cibernetica, capitola davanti a quella poesia e a quel bacio. Se ancora poteva avere dei dubbi sulla natura di quel rapporto, con quel bacio prende coscienza di non poter fare a meno di Liol e di desiderare la sua presenza fisica. La loro storia comincia a far vacillare il matrimonio dell’uomo. Un matrimonio che aveva già dato sintomi di stanchezza. Il destino, in qualche modo, interviene con la sua imprevedibilità e lascia spazio a un finale di cui non parlerò per non guastare il gusto del lettore che vorrà accingersi alla lettura di questa intrigante storia. La mia personale visione di questo romanzo è quella di essere davanti a due grandi penne narrative, quelle degli autori, che con mirabile capacità descrittive ci presentano due microcosmi di vita in tutti i loro dettagli. Il mondo interiore dei personaggi viene scandagliato in tutte le sue sfaccettature, mettendo a nudo le loro fragilità ma anche i loro punti di forza, in un susseguirsi di emozioni e sensazioni che attanagliano il lettore pagina dopo pagina. Il tutto accompagnato da una scrittura fresca e scorrevole ma anche ricca dal punto di vista lessicale. Se posso azzardare, consiglierei a tutti la lettura di questo libro, perché dopo averlo fatto sentirete di aver arricchito un pochino la vostra esperienza.

"Blocco Note" recensione a cura di Adrena


- Recensione a cura di Adrena -

La raccolta Blocco note di Oliviero Angelo Fuina appare inizialmente “slegata” dal vincolo di un tema che sappia unire i versi in un unico involto. Eppure, chi sa ascoltare saprà scorgere non uno ma ben due fili conduttori all’interno della stessa. Il primo è il blocco note, in altre parole il quadernetto o il foglio volante che, in quest’ultimo caso, sa meglio raffigurare l’esigenza dell’autore di trasportare con immediatezza il proprio sentire. Il secondo è caratterizzato dal ripetitivo utilizzo del termine “pensieri”. Ed è proprio il pensiero che consente all’autore di comunicare, ma è anche l’elemento la cui importanza è stata sempre alla base di ogni considerazione filosofica. Ed è attraverso la visione poetica di Oliviero Angelo Fuina che, come possiamo notare è frenetica e incessante, il lettore si ritrova a vagare su una serie di tematiche che vanno dall’introspettivo al sociale. Apprezzare, sentire e toccare la dolcezza, la musicalità e l’armonia dei suoi versi saranno il passo successivo, indubitabilmente caratterizzato dalle emozioni incalzanti che si snodano sciolte toccando così le corde viscerali di chi saprà lasciarsi trasportare.
Recensione di Maria Capone (Adrena)

Link recensione originale apparsa su "Espressione Libri"

"Il bacio di vetro" , recensione a cura di Nicoletta Berliri


- Recensione a cura di Nicoletta Berliri -

Devo confessare che ho iniziato a leggere IL BACIO DI VETRO con una certa diffidenza dovuta a ciò che a torto ritenevo una riedizione dei film Scrivimi fermoposta (film del 1940 diretto da Ernst Lubitsch) e C’è posta@ per te (film del 1998 diretto da Nora Ephron con Tom Hanks e Meg Ryan). Invece, no! Il romanzo, invece, si snoda piacevolmente in un felice rimpallo di e-mail tra i protagonisti Luana e Liol che intrecciano una relazione cultural erotica tarlata dai dubbi amletici sulla correttezza morale. Luana, infatti, sa che Liol è sposato e ha un figlio come Liol, d’altra parte, si nasconde colpevolmente alla moglie Anna consapevole che talvolta il vorrei ma non posso è molto più devastante per il rapporto di coppia della classica scappatella di una giornata estiva. Sarà il classico incidente tecnologico, quasi Deus ex machina, a far rinsavire Lu e Liol dalla voglia di avere una relazione extra coniugale anche se in ultimo, il classico escamotage all’Italiana, lascia la porta aperta ad un nuovo romanzo per farne una serie incentrata sulle amicizie di penna via web di cui sia gli autori, sia la sottoscritta, conoscono approfonditamente i meccanismi. Il bacio di vetro è scritto in modo piacevole, senza la pretesa di aprire un nuovo genere letterario ma, proprio per questo, diventa di facile lettura. L’unico appunto da rivolgere ad Adrena e a Oliviero è che in alcuni passaggi leggermente più scabrosi, la loro scrittura si incaglia per mancanza di disinvoltura e per eccesso di inibizione; peccati veniali di una coppia di autori che vogliamo vedere di nuovo alla prova della pagina scritta congiunta.

"Il bacio di vetro", recensione a cura di Davide Gorga


"Il bacio di vetro", di Adrena e Oliviero Angelo Fuina
BOOPEN EDITORE
ISBN - 9788865812341

In quarta di copertina
- Recensione  a cura di Davide Gorga -
Negli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica ha messo a disposizione pressoché di chiunque strumenti di comunicazione personale che, poco per volta, hanno occupato lo spazio lasciato vuoto dai tradizionali luoghi di aggregazione e socializzazione. Invece delle relazioni amicali, familiari, dei ritrovi cittadini o della piazza del paese, oggi sem…pre più spesso si comunica rimanendo chiusi in casa – ed in questo contesto il ruolo di Internet è predominante.
Se da un lato, quindi, la comunicazione (o forse sarebbe meglio dire il destinatario della stessa) si è quasi smaterializzata, in quanto si veicolano essenzialmente idee e sentimenti, relegando l’approccio fisico in un ruolo marginale, dall’altro è anche diventata effimera, incerta, affidata a maschere informatiche sfuggenti, quindi soggetta a svanire con la stessa facilità con cui si è creata.
È appunto in questa situazione contraddittoria ed affascinante che vengono a trovarsi i protagonisti del libro, Liol e Luana, lui sposato e quotidianamente frustrato da una routine in cui non scorge che avvilimenti, lei libera ed apparentemente spigliata e tuttavia sempre alla ricerca di relazioni significative nelle quali riversare il proprio potenziale umano – il suo mondo interiore… L’incontro tra questi due universi ideali crea, in breve tempo, un vortice di situazioni inaspettate dai risvolti molto più intensi di quanto non fosse previsto dai protagonisti. La risoluzione del dramma sarà rapida e rivelatrice per entrambi. Liol e Luana, entrati inconsapevoli, soprattutto di sé stessi, in un’avventura sentimentale a distanza, ne usciranno con l’acquisizione di una più ampia presa di coscienza, trasformati, finalmente liberi nel profondo del loro stesso essere, in un finale in cui la tecnologia non è più dominante, ma dominata.
Lo stile accattivante, asciutto, arguto, fa di questo romanzo una lettura piacevole ed intrigante e rende giustizia ai molteplici spunti di riflessione offerti senza disperdere il naturale interesse del lettore per la trama.
Davide Gorga

Recensione "L'incrocio" di Anna Cibotti


A cura di Oliviero Angelo Fuina

A causa di lavori lungo la carreggiata stradale, quattro automobilisti – sulle loro rispettive autovetture – vengono deviati su una strada a loro sconosciuta. In prossimità di un incrocio le autovetture si fermano ed inspiegabilmente non riescono più a ripartire. A vista d’occhio non c’è alcunché e nulla trovano nei paraggi per i tratti che esplorano a piedi visto che, per di più, non si vedono altre autovetture transitare; inoltre non c’è campo per poter effettuare alcuna chiamata telefonica e sta scendendo una fitta e oscurante nebbia a dir poco inquietante. Passa soltanto, dai campi, un enigmatico contadino con il suo trattore che si limita ad indicare loro un vecchio capanno adatto ad ospitarli nell’attesa, aggiungendo che altri automobilisti nella loro stessa situazione se l’erano cavata in un paio di giorni. Il senso di quest’ultima affermazione lascia i quattro automobilisti, e soprattutto il lettore, più che perplessi. Tutti loro hanno una storia particolare che li presenterà e servirà a dir loro molto più di ciò che essi stessi pensano e forse il vero motivo per cui si trovano in questa situazione di “impasse”, o meglio, a questo …bivio. Quanto meno sarà una lunga notte.
Come premesso dalla stessa autrice, “L’incrocio” è una storia surreale fuori dal tempo e dallo spazio”. Una Storia che è solida costruzione per altre storie, grazie al coinvolgente raccontarsi da parte dei quattro protagonisti che a quell’incrocio – non solo stradale – si vengono a trovare e, lì, si scoprono obbligati misteriosamente a fermarsi.
Storie che lasciano sempre più interrogativi che risposte, funzionalmente al climax della Storia portante.
Tutto è sospeso e immobile, come uno schermo cinematografico che aspetta di prendere vita con le proiezioni programmate. E tutto, infatti, fa subito pensare a una non casualità di eventi pur tra questi quattro viaggiatori fino a quell’incontro sconosciuti tra loro. Quattro protagonisti che lo stesso lettore comincia a conoscere soltanto come “Il professionista”, “l’amante”, “l’amorevole” e “lo scettico”.
Quattro protagonisti ottimamente disegnati dalla talentuosa penna di Anna Cibotti; quattro come le direzioni possibili di ogni incrocio che ognuno di noi prima o poi si trova ad affrontare. Quattro solitudini diverse legate da un sottile “fil rouge”. Tre direzioni portano avanti e una, inevitabilmente, fa tornare indietro. Quale la direzione per non soccombere alla disperazione?
Leggendo questo bel libro di A. Cibotti mi è quasi subito balzata alla mente una citazione tratta dal bel film “La leggenda del pianista sull’oceano”, di Tornatore. Una frase, sul finale, che il titolare di un Monte dei Pegni dice direttamente al trombettista, vera voce narrante di questa trama. Frase che più o meno suona così: “Una bella storia merita sempre di essere pagata, e la tua lo è…”.
“L’incrocio” è un libro che si legge quasi di un fiato sia per la brevità dello stesso ma soprattutto per la scorrevolezza dello stile della Cibotti. Ma come ogni sorso degustato – pur piccolo – che merita, la persistenza sensoriale è una certezza.

"Il bacio di vetro" recensione a cura di Marco Incardona



Il Bacio di vetro, di Adrena e Oliviero Angelo Fuina

Recensione a cura di Marco Incardona

Che la rivoluzione tecnologica rappresenti il fattore distintivo della Modernità, forse il più caratterizzante, è sicuramente indubbio. Il ritmo delle nostre vite, la qualità dei nostri modi di esistenza è modulato e condotto dalla bacchetta magica dell’ultima invenzione. In questo senso, la rivoluzione informatica ha rappresentato forse il più radicale cambiamento nella qualità dei nostri mezzi di informazione e di comunicazione. Computer, internet e social network fanno parte ormai della nostra quotidianità in maniera quasi del tutto viscerale, quasi consustanziale.

Le conseguenze di questa silenziosa ma potentissima rivoluzione sono sotto gli occhi di tutti, rappresentando probabilmente l’elemento più importante per una qualsiasi analisi della nostra società. Sostituendo gli antichi luoghi di aggregazione e di comunicazione, il computer è divenuto il fulcro principale in cui si modulano la gran parte dei rapporti umani, non solo nell’ambito lavorativo o politico, ma anche e più profondamente in quello privato. Ormai è quasi un luogo comune affermare che le nostre esistenze non sarebbero nemmeno immaginabili senza il medium indispensabile del mezzo informatico; esseri umani bisognosi fino quasi a diventarne schiavi, dipendenti, in progressivo ed inarrestabile processo di alienazione.
La portata di questi cambiamenti sulle nostre vite fa spesso riflettere sulle conseguenze prodotte da questa rivoluzione, piuttosto che sui sintomi profondi di cui essa era espressione. Molto spesso si grida allo scandalo, si inneggia all’antico “O tempora! O mores!” di lucreziana memoria, davanti alle infinite relazioni virtuali che si intessono quotidianamente davanti allo schermo di un computer. Amore virtuale, sesso virtuale, vita virtuale, morte virtuale, una specie di surrogato perpetuo di vita vissuta, che nasconde il dramma vero delle nostre esistenze offese e ferite nell’intimità.
In un mondo frenetico e spesso imperscrutabile, lo spazio esterno, più che il luogo dell’incontro e della conoscenza, diventa troppo spesso un campo di batta-glia in cui farsi valere e provare a sopravvivere. Si esce di casa muniti di una silenziosa e ottusa armatura, ci si munisce di un corredo di frecce fatte di luoghi comuni e cinismo, si è pronti in ogni ambito a competere, ad apparire. Frenetica competizione, quella in cui viviamo, che riconosce come unico punto di incontro sociale quello dell’apparenza, quello del look, quello dello stile. Nell’apparenza si misurano la portata delle nostre vite e delle nostre relazioni, nell’apparenza si consuma il nostro potere economico. Per questo, per quanto paradossale possa sembrare, proprio davanti allo schermo di un computer, proprio davanti all’espressione più patente della nostra vita alienata, del-la nostra incapacità di comunicare, abbandoniamo spesso le nostre difese quotidiane e lasciamo al caso quello che nel quotidiano affidiamo al calcolo. È vero amore quello che nasce dal virtuale incontro di due schermi? Difficile rispondere. Ma in un mondo in cui è diventato quasi impossibile guardare negli occhi una persona e parlare con la voce dell’anima, forse è l’unica risposta possibile per vivere le emozioni.
Il romanzo “Il bacio di vetro”, scritto a quattro mani da Adrena e Oliviero Angelo Fuina, uscito presso Boopen Editore nel 2011, ha il grande merito di farci riflettere sulla profondità di queste tematiche, e di farlo con la delicatezza ed il rispetto dovuti. Lo strano rapporto epistolare, tutto via e-mail, tra la single ed indipendente Luana ed il problematico padre di famiglia Liol, ci restituisce con tenera freschezza la genesi dei pensieri e delle emozioni che spingono due esseri umani, fisicamente distanti e separati, ad incontrarsi progressivamente attraverso il computer, fino a stringere una relazione coinvolgente e passionale.
Sono due mondi diversi, che forse nella vita reale non si sarebbero mai incontrati, e che invece nello spazio virtuale trovano il campo ideale per liberare tutto il proprio potenziale. Sono le paure e le emozioni, messe all’angolo in una vita troppo spesso frenetica, ad essere le protagoniste assolute di questo romanzo. Sono emozioni che ci parlano di un amore nato a metà, cresciuto nella distanza, cosciente dei limiti di un peccato originale non superabile, eppure un amore sincero, vero, tenero. Due protagonisti, due voci, due esistenze che si scelgono e che scelgono di parlarsi, e che nel farlo riscoprono la radice mortificata della propria esistenza. “ Il bacio di vetro” è molto più di un romanzo, di un racconto narrativo, è un avvertimento lanciato alle nostre vite, è un’ancora profonda di speranza in un mondo che alimenta troppo spesso false speranze. La coscienza del limite è l’unica condizione possibile per il suo superamento.
(Marco Incardona)












Link recensione originale su "Espressione Libri Rivista"

Recensione "Respiri di luna" di Francesca Coppola


"Respiri di luna", come titolo preso a sé stante, evoca immediatamente delicati struggimenti, sospiri sospesi in assenza di gravità, e pensieri di rimbalzo, da quella gran ruffiana che è il nostro satellite, in romantici riverberi esaltati o attesi. Poi ci entri, in questa interessante raccolta poetica di Francesca Coppola,e ti accorgi quasi subito che fondamentalmente altro non è che un suo intenso viaggio emotivo attraverso e intorno alla misteriosa terra che si chiama Amore. Terra mai del tutto conquistata, ampia, che ha confini nel vissuto di ognuno.Terra rischiarata per tutta la silloge da una metaforica luce lunare che strania e conquista. Francesca Coppola ci entra con passi nuovi ricalcando orme di sempre, in variazione di velocità e direzione per sperimentare la focalità linguistica del personale sguardo interiore a dare la misura di se stessa. Con "Respiri di luna" ci invita golosamente a seguirla in empatici sensi. 
La Sinossi iniziale, cioè l'esposizione sintetica e schematica, che Francesca Coppola subito ci offre in prefazione al percorso poetico che stiamo per iniziare ad affrontare, affina la curiosità di incontrare e conoscere l'autrice stessa attraverso le sue parole. E' onesta la cifra della sua somma poetica, considerato anche la sua giovane età e l'affrontare per la prima volta la pubblica Agorà mostrando le proprie nudità emotive intercalate da molte corazze di sopravvivenza, indossate in aspre topografie esistenziali a prevenire inevitabili agguati emotivi.Felici intuizioni si alternano a naturali ingenuità alle quali spesso l'amore fa indugiare. Fa parte della natura di questa Terra Emotiva di tutti i confini e nelle parole di Francesca Coppola acquistano anch'esse legittima dignità.
Dice bene la sinossi introduttiva che queste poesie vanno percepite e ricostruite internamente,da ogni viaggiatore al suo seguito, in gradini lirici e didascalici, provando ad allineare il proprio respiro a quello della Coppola, nel di lei sperimentare cadenze comunicative, alla fine, di piacevole e riconoscibile ridondanza.
Nelle poesie di questa raccolta entrano, quasi a livello prosaico, anche personali riferimenti quotidiani e di sempre che attinge dal suo Universo personale, contaminando in lievi azzardi il suo esternare didascalie all'immagine che matura in lei, dietro il suo singolare sguardo,di un amore comunque permeante e da codificare.
"Respiri di luna" sono i suoi sospiri che gonfiano il petto e spesso precipitano nella mente gravitazionale, e segnano il passo giovane ma chiaro del suo attraversare lande sconfinate racchiuse in un abbraccio col quale vestirsi e vestire. Caldo indumento sempre da ricercare, in orizzonti ancora "ondivaghi".

"RESPIRI DI LUNA"
Francesca Coppola
Editore: Arduino Sacco 
ISBN - 9788863546873
Francesca Coppola


Wish you were here


Il vento delle dodici corde
oscilla lieve il portafortuna:
vetri colorati tintinnano
sulla porta che ti vide uscire;

arpeggio fragile sulla scelta
di vivere senza te o morire
tu che rincorrevi il paradiso
fra le sabbie mobili dell’Ade.

E noi anime perse a volare
nella stessa bolla di sapone
dentro un cielo che piove dolore
nel rimpianto soffiato da corde.

Fai suonare ancora quei cristalli,
varca l’uscio delle tue paure:
potresti scambiarle con le mie
ridendo insieme del tuo ritorno.

27/02/07
(da: "Suggestioni d'ascolto - Poesie in cuffia")


Stairway to Heaven



L’arpeggio si tramuta in ragnatela
dagli ipnotici riflessi argentati
ed irretisce più del pifferaio
che richiama sulla scala di vento,

seguendo geometrie ottagonali
per tramutare in mosca i miei pensieri;
oscilla il mio cordoglio alla sua voce,
dal tono incerto in sommessa preghiera

e guardo il mio biglietto per il cielo
lontano la fatica di una tela

e scuotono all’unisono sei corde
l’urgenza di librarsi ad ali aperte
scordando il nero sarto che banchetta
sapendo la mia scelta ormai da sempre.

Grida la voce, tuonano gli accenti
e s’aprono gli accordi al mio destino
trema la mano nel lanciare il sasso
dentro gli stagni della mia finzione;

posso lasciarti dentro il tuo stupore
già salendo di nuvole i gradini,
posso rischiare anche il paradiso
svendendo a metà prezzo il tuo ricordo

ma se i miei passi corrono nel vento
è per sfuggire, vile, il tuo richiamo.

06/02/07
 (da: "Suggestioni d'ascolto - Poesie in cuffia")