lunedì 14 ottobre 2013

Il mio silenzio in valigia


E te ne vai
portando in valigia
il mio silenzio ostinato
ad assordarti nel viaggio

che ti farà raggiungere
l’eternità della distanza
da me a un incrocio di braccia
nei futuri acquattati dietro il vetro.

E il mio annaspare muto
frantumerà di decibel la stanza
svanendo nel virtuale
un sogno mai creduto

nelle notti illuse di parole;
e ancora ti vedo, accesa,
sul cornicione di un palpito
mentre lancette squartano.

- Ma domani più non saremo -

26/01/08

(da: "Cieli di carta")

mercoledì 9 ottobre 2013

"Il vuoto di una scelta"


In un giorno costipato che arranca
rovinando d'inedia anche la notte
sono finte le parole virtuali
e quelle a muso duro fanno male

Ma le gabbie racchiuse di un sospiro
disegnano impotenti i troppi passi
che girano su ipotesi più lise
e il cielo di un rimpianto si avvicina

E' musica che arretra il tempo illuso
e avanza le ferite a fine pezzo
allora canticchiavo l'incoscienza
e il sole sorrideva sui miei anni

Ho perso, senza viaggio, un altro treno
e il tuo nome, già scritto mille volte
in archivi, si perde, da annullare
e piaghe da curare avrò ai miei piedi

Ancora busserai dentro il mio sguardo
e forse avrò parole fortunate
ma il mio sarà quel capo che si china
planando la zavorra dei pensieri

Ancora cercherò la prima stella
in rotte da ripetere a memoria
e avrò nel senno d'altri il mio consenso
che ho perso dentro il vuoto di una scelta.

08/10/13

(inedito)

"Le parole che avrei voluto dirti" - La mia poesia nata alla lettura del romanzo di Michele Gardoni

[Il romanzo di Michele Gardoni che ha ispirato la mia poesia]

Le parole che avrei voluto dirti
sono ancora impigliate dentro i fogli
che ho già scritto in altre vite passate
quando amore non aveva il tuo nome

I silenzi avevan grida più forti
l'ignoranza sorrideva fanciulla
ma è la pelle che giocava nell'ombra
tende chiuse ad impararne la forza

E tacevo mille storie già pronte
mentre l'altra barattava la sua
per un solo verbo del mio agire
che annaspava di grammatiche assenti

Non più lei e certamente non io
mentre il treno già fremeva allo scambio
nel teatro di emozioni rubate
dentro i luoghi tra partenza ed arrivo

Troppo grosse le parole che ho in gola
per lasciarle scivolare nell'aria
ma è la notte a rimboccarle di stelle
come gli occhi tuoi padroni del cuore

Posso dirle adesso in gesti più veri
puoi sentirle nella mano che stringo
le parole che hanno vinto i pensieri
perché amore ha conosciuto il tuo nome.

05/09/13
(inedito di Oliviero Angelo Fuina)


sabato 28 settembre 2013

Ho letto "Il problema di Ivana" di Ciro Pinto


Il problema di Ivana
di Ciro Pinto
Edizioni DrawUp
ISBN: 978-88-98017-00-3

Ciro Pinto è una splendida persona. Tutta la sua eleganza, la sua inusuale sensibilità, la sua umanità, il suo sguardo profondo li ho ritrovati in questo magistrale romanzo. 
Sto parlando de "Il problema di Ivana", il suo romanzo d'esordio, o meglio, la sua prima Opera edita.
Il merito e il privilegio vanno alle  Edizioni Drawup, dell'editore, e talentuoso scrittore, Alessandro Vizzino, tra l'altro artefice di una splendida ed intrigante prefazione.
Un esordio, questo di Pinto, che incanta e affascina. E soprattutto cattura inesorabilmente i sensi.
Un libro che si è imposto prepotentemente al mio tempo altro, dettandosi inderogabile ad ogni scandire di pagina.
Sapevo del suo scrivere interessante dalle varie pagine virtuali che tramite Blog e Facebook avevo avuto il piacere d'incontrare, ancora prima di incontrare Ciro Pinto personalmente a Cartoceto (PU), in un evento letterario splendidamente organizzato da Giovanni Fabiano,capace  Editore del Gruppo David and Matthaus. Il leggere un suo intero romanzo ha amplificato queste sensazioni confermandomi, anche laddove non ce n'era bisogno, il suo naturale talento affabulatore con parole indubbiamente  amiche, fedeli messaggere di inusuali sensibilità in un dipanarsi sui fogli quasi organolettico.
Parole che si fanno spesso poesia più della poesia ingabbiata e riconosciuta, trasportandoci quasi fisicamente negli incanti di un borgo senese, Cetona, tra percezioni quasi contraddittorie e per questo felicemente vere.


Sapori antichi e bucolici convivono, però,  anche con il grigiore, "la peste", di Milano. Entrambi gli scenari rivivono costantemente nel protagonista rendendolo intensamente vero ed empaticamente in navigazione in un consueto ed antonomastico mare in tempesta della vita quotidiana e moderna facilmente riconoscibile. 

La bravura di Pinto si tocca con mano anche quando ci fa arrivare un violento pugno allo stomaco con le emozioni e i drammi di "ottimizzazioni" da parte del sensibile Andrea Torreggiani, il protagonista, per l'Azienda della quale gestione è responsabile.
Pari talento lo ritroviamo nel suo saperci commuovere immergendoci in valori morali e familiari che insieme a Ivana allargano il cuore e chiudono la gola anche a noi, fortunati lettori.

"Il problema di Ivana" è un "thriller romantico", come in modo appropriato è riportato nelle note di presentazione dello stesso romanzo; è una superlativa matrioska emotiva, commovente e spesso spiazzante. 

Ivana, con il suo problema, aleggia e si insinua tra altri due amori, differenti e contrapposti, di Andrea: Sara e Laura, fino a dettarne ritmi e percezioni.
Ivana, sfuggevole e costantemente presente per un enigma che Pinto riesce a tenere pulsante fino ad un epilogo che non lascia indifferenti.
Le montagne russe emotive del protagonista ospitano tutti noi, scivolando tra parole eleganti ed incisive. Sono veri i suoi personaggi e Pinto riesce a farteli diventare amici, quasi di famiglia, e ogni turbamento o slancio viene vissuto in prima persona. Per me è stato intensamente così.
Li ho conosciuti, capiti, amati e sono certo che non mi abbandoneranno facilmente anche a parole spente e narrazione terminata.

Riporto, in breve, la sinossi di questo imperdibile romanzo:

"Andrea Torreggiani, giovane dirigente milanese di un'azienda in crisi, è anche scrittore per passione. Approfitta di un breve soggiorno a Cetona, nelle valli senesi, per terminare il suo romanzo.
Lì cercherà di dar riscontro a un'immagine che esiste solo nella sua mente e che potrebbe risolvere il problema di Ivana. Lì incontrerà un nuovo amore, vero quanto difficile."

Per concludere, voglio riportare un ultimo pensiero tratto dalla splendida prefazione di Alessandro Vizzino:

"La domanda conclusiva potrebbe essere: "Qual è il problema di Ivana"? La risposta, senza togliere suspense e interesse al romanzo, è semplice quanto chiara: Ivana è Andrea, è Cetta la strega, è l'altra faccia di Laura, è il contrario di Sara e di Claudio, è, in definitiva, ognuno di noi, a volte più forte, a volte vittima indifesa degli eventi."

Io aggiungo, d'obbligo, un enorme grazie a Ciro Pinto per ciò che con talentuose, eleganti e fluide parole ci ha regalato.
Per ciò che ha regalato indubbiamente a me.
Grazie Ciro.



Ciro Pinto

Ciro Pinto è nato a Napoli, nel novembre del 1953, dove tuttora risiede.
Ha lavorato sempre nel settore bancario e finanziario, dove ha svolto ruoli di responsabilità anche nazionali. Ha girato l'Italia e ha vissuto diversi anni a Firenze, dove l'azienda a cui ha dedicato buona parte della sua vita ha la sua sede centrale.
Lasciato il lavoro e ritornato a Napoli, oggi si può dedicare alla passione che coltiva da sempre, scrivere.
Il problema di Ivana è il suo primo romanzo.

martedì 17 settembre 2013

La recensione a "Orme sull'acqua" a cura di Ciro Pinto


Ho conosciuto Oliviero Angelo Fuina, dopo un po’ che avevamo stretto amicizia su Facebook. 
L’ho conosciuto a Cartoceto, splendida cornice di un evento magico, voluto fortemente da Giovanni Fabiano, titolare della casa editrice David and Matthaus.
Ho vivido ancora il ricordo di quei due bellissimi giorni e le emozioni che governarono gli animi di tutti i presenti, compreso il mio. Un evento di cultura, spettacolo e impegno sociale, condito con maestria, pregno di sensibilità e di passione. Un evento votato alla condivisione, che davvero è rimasto nel cuore di tutti coloro che hanno avuto il pregio di parteciparvi.
Ho appena chiuso il libro di Oliviero, la bellissima silloge: Orme sull’acqua.
Acqua che scorre, lenta, a volte leggera, a volte greve, spesso effimera ma mai vana. 
Spesso mi piace immergermi in un testo, e mai immersione fu più vera e significativa.
L’Autore risponde esattamente all’uomo che ho conosciuto, pregno di vita e di emozioni, capace di commuoversi d’innanzi alla vita, ma sempre pronto ad affrontarla col viso intonso di chi sa che nulla può essere vano se vissuto.
Orme sull’acqua ha significato per me staccarmi completamente dalle inezie quotidiane, mi ha sospinto in alto ad osservare il lento defluire di un fiume, mi ha precipitato fino sul fondo, regalandomi sempre la gioia di riemergere.
...Tracce vane di un noto paradosso/di lascito bugiardo in superficie/anelito che nulla poi consegna/se non i futili passi a svanire... la strofa centrale della bellissima poesia ”Orme sull’acqua”, che apre la Silloge omonima, disegna già l’approccio dell’Autore, la sua ferma convinzione che la vita di ognuno sia un solo un passaggio sull’acqua, qualcosa appunto che non lasci traccia. Può sembrare un passaggio minimalista, un atteggiamento quasi nichilistico, ma non lo è, basta continuare: Sono orme sull’acqua ciò che porgo/il saper nuotare mostrato invinto/forse parole i segni dei miei passi/nel fermo scorrere dell’unico mare. 
E allora si comprende tutto, si capisce che la vita va vissuta (nuotata?), con la forza di chi non vuole mai essere domo, e va forgiata con le proprie passioni, come fa l’A, che dà alle parole la forza di rappresentare la sua esistenza, che non può non vivere (l’unico mare).
E Oliviero è padrone delle parole, sa usarle, accostarle, la distanza che le separa è sempre quella che riesce a renderle come tanti anelli di un’unica catena, la loro scelta lascia sempre stupiti. La sua magia risiede nel giocare con loro, si badi bene mai un gioco effimero, nell’affidare alla ricerca dei lemmi più veri, della musicalità che possa scaturirne, la migliore rappresentazione delle sue emozioni.
E la suggestione che crea con il flusso dell’acqua è tale da apparire quasi fisica.
E tutte le altre poesie si susseguono con la stessa armonia, spaziando in tutti i temi della vita, osservati, vissuti e sofferti senza mai uno stridio di note, un acuto fuori luogo. L’armonia dei versi che rispecchia l’armonia del poeta, che non reprime le sue passioni, i suoi furori, ma li diluisce nell’anima, li fa scorrere nel suo fiume per osservarli e poterli domare. 
“Ferma quel gesto che l’anima strazia” è la poesia che tratta della violenza sulle donne, nel senso più lato... c’è tanto orrore nell’animo dell’Autore, lo percepisci, eppure lo comunica senza veemenza ma con la calma di chi non ha dubbi. Basta leggerne qualche verso: ... ferma quel gelo che l’anima strazia/che dolce saggezza nega al tuo sguardo!... Mai monito fu più pacato e allo stesso tempo più efficace.
L’acqua è equilibrio, del resto restare a galla, al di là di tutte le leggi fisiche ben esplicite in merito, rimane per me sempre un miracolo. Il corpo umano è per la maggior parte composto di liquidi, seppure restiamo immobili, il flusso scorre dentro di noi. Seppure solchiamo i sentieri della vita, le nostre orme sull’acqua scompaiono in un attimo, ma ogni passo resta dentro di noi.
Una riflessione e una lirica che consiglio ad ognuno, leggere Oliviero significa immergersi nel flusso universale dei pensieri, seguire la scia delle suggestioni, approdare sul lido della consapevolezza, dopo un viaggio lunghissimo racchiuso nello scrigno prezioso della vita!

Ciro Pinto