domenica 2 marzo 2014

Cogito ergo sum ... nun !

 
 
Ebbene sì: io amo pensare.
La logica e la razionalità, il pragmatismo e un soppesato istinto di conservazione e una diplomazia di sopravvivenza appartengono da sempre a ciò che di me porto nel mio mondo.
Il fatto stesso di scrivere, di mettere in ordine i miei pensieri in periodi grammaticali coerenti, spesso corretti e qualche volta, perché no?, accattivanti, è il chiaro segno del mio pensare. Ed esporre questi pensieri in modo ingarbugliato, invece, è il segno ancora più chiaro del mio essere sottomesso all’esibizionistico piacere della mia mente.
Tutto questo indubbiamente mi appartiene.
Solo il discernimento di questo bagaglio appresso può salvarmi, però.
Salvarmi dal non vivere. Dal non esserci mentre la vita intorno a me scorre.
Pensare alla vita è come sedersi sui bordi di un fiume allettante e pensare al modo migliore di affrontare la nuotata che si desidera fare.
Buttarsi nella corrente e godere dello scorrere e del fluire delle acque è vivere. Una volta immersi, l’istinto interiore di Esistenza ci farà muovere nel modo a noi più appropriato. Non è cadendo in acqua che si annega; si annega non riemergendo. Quindi, perché non entrarci? La paura è non avere fiducia nell’Esistenza. Ma per il semplice fatto di esistere possiamo essere sicuri che l’Esistenza ci ama. Così non fosse noi non esisteremmo. Che male potrà mai farci?

Quante occasioni non ho colto, quanti treni ho perduto per pensare a pianificare l’evento o il viaggio, le varie fermate intermedie e tutte le conseguenze possibili di ogni mio eventuale fermarmi. E quante volte, partendo, sono tornato al punto di partenza per aver affrontato il viaggio attingendo dalla memoria di precedenti analoghi viaggi, a volte vissuti solo nel racconto di altri! Ma ogni viaggio è unico e irripetibile, come ogni istante della nostra vita. Se recuperiamo lo stesso biglietto che ci è servito per una destinazione, non servirà più per una destinazione diversa, anche se ci inganniamo dicendoci che sempre di viaggio si tratta!

Cogito ergo sum... Penso quindi sono.
Credo che questa sia una delle locuzioni latine più famose che tutti hanno sentito o ripetuto con orgogliosa sapienza almeno una volta. Molte volte, ad essere sincero, io ho detto anche Coccige ergo sum, ma forse su questo è meglio sorvolare.
E tutti, dicevo, almeno una volta hanno quindi espresso un concetto che è stato universalmente riconosciuto come intriso di profonda verità; io, di contro, oggi lo ritengo una grande stronzata. Meglio tardi che mai.
Certo, pensare equivale ad esserci e quando dico che penso, sottintendo un Io pensatore. Ma se penso non posso dire sono al tempo presente perché per antonomasia il pensiero non è mai nel presente, o meglio, esattamente nel qui e ora.
Nel qui e ora non serve il pensiero ma semplicemente esserci; nell’azione che si compie o nello sguardo che osserva. Appena interviene il pensiero è sempre un attingere all’indietro o un proiettare in avanti, anche rispetto all’azione stessa che si sta compiendo.

Senza un pensiero che non sappia discernere se stesso, si vive meglio. Anzi, si vive.
Infatti, l’abitudine a pensare, impedisce a volte di sperimentare la realtà, ci distacca da essa in modo indolore, la fa apparire ancora pensiero.
Cogliere e vivere l’attimo presuppone il non pensarci, durante. Semplicemente presuppone di coglierlo e viverlo.
Pensare alla vita non significa vivere, non significa esistere ed essere.
Come detto, il pensiero che non discerne ma attinge dalla memoria anche esperienziale, non ci fa vedere, nell’esattezza dell’attimo, l’esistenza stessa. Se ci troviamo davanti ad una scelta o ad un accadimento che richiede un scegliere, ci viene spontaneo pensare alle innumerevoli varianti, alle conseguenze e all’esito di proiezioni ipotetiche che formuliamo su ogni da farsi. Proiezioni comunque attingenti da ciò che è il nostro bagaglio di conoscenza esperienziale. E’ logico, direte voi. Io vi rispondo che anche la logica è una conseguenza del lavoro della mente. E la mente, mente.
La mente impara solo ciò che già sa o presuppone di sapere da ciò che ha già vissuto o da ciò che altri hanno vissuto e documentato.
Nulla di utile per ogni istante sempre nuovo.
La mente darà scelte e soluzioni attingendo da tutti i vecchi istanti già archiviati.

Quante volte non troviamo attesi riscontri in una determinata azione, pur sapendo che abbiamo agito come si è sempre fatto in quella stessa determinata azione? La risposta più scontata è che, nonostante ciò che possiamo pensare, la stessa azione è in qualche modo diversa dalle precedenti. Ogni azione è infatti sempre diversa da tutte le altre perché si svolge comunque almeno in una variabile certa della nostra esistenza terrena: il tempo.
La memoria in questo caso non aiuta. Non voglio dire che sia inutile. La memoria è spesso la carezza di momenti che possono rincuorare l’animo ed è la nostra personale macchina del tempo a rivivere il nostro passato. Meglio ancora se ogni viaggio sia comprensivo di discernimento per acquisire l’insegnamento che ogni gesto o accadimento ha immancabilmente intrinseco per noi.
I nostri pensieri spesso si sostituiscono all’essenza reale del mondo. Come posso altresì affermare che si posseggono le cose solo con il pensiero, mi viene da riflettere che in qualche modo i legami fra una persona e noi esistono solo nel nostro pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta.
La memoria, ecco. Appartiene per forza di cose al passato ma opera in un tempo che noi consideriamo presente. Ai turbamenti della memoria sono legate le intermittenze del cuore.
Cogito ergo sum è una bella ed incisiva locuzione latina. Se non altro mi è servita per iniziare a spaziare nella sua smentita.
Se si fosse voluto affermare correttamente avrebbe dovuto essere: “Penso quindi non sono, nel qui e ora.” Sono sicuro non avrebbe avuto così grande fortuna nel tempo. Non sempre ciò che è vero è comunemente preferibile! Ma già che ci sono io la scrivo:
Cogito ergo sum nun. Hic et nunc.

Pensando ai pensieri – che curiosa ridondanza! – mi è venuto in mente un concetto di velocità che avevo letto nel meraviglioso libro di Bach del gabbiano Livingstone. E ci ho ricamato un mio personale pensiero a corollario.
Utile forse a concludere queste pagine pensate sull’inutilità del pensiero.
La velocità massima è quella del pensiero, infinite volte superiore a quella della luce. Se ci entriamo a bordo, in questo vascello psichico, in pratica saremo fermi!
Già: tutti immobili alla velocità del pensiero!

(Tratto dall'inedito "L'uomo nudo con le mani in tasca" - da pag. 166 a pag.169)
[Romanzo ancora in fase di editing per una prossima uscita rivista e corretta] 

Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati

mercoledì 26 febbraio 2014

Recensione ricevuta alla poesia "Nell'orfano respiro in versi opposti""






Recensione della poesia premiata al Premio Letterario Nazionale "Una perla nell'oceano" a cura del grande Poeta e amico Sebastiano Impalà:

"La poesia di Oliviero Angelo Fuina si staglia nettamente, già dalla prima lettura,dal marasma lessicale di molti scritti contemporanei. Possiede, infatti, in "nuce", un evidente substrato culturale e psicologico che la rendono una lirica da tramandare ai posteri. Seppur complessa ed assai articolata, evidenzia, mirabilmente, alcuni malanni tipici della nostra epoca. Mancanza di comunicazione, indiferrenza dialettica ( spesso mal celata), scarsa propensione al coraggio amoroso... sono concetti ben espressi che denotano una profonda introspezione dell'autore stesso. Un ottimo viatico verso la conoscenza dell'essere, dove il lettore attento si può specchiare attraverso " i propri sguardi a spillo che bucano certezze".

Sebastiano Impalà

(potete leggere la poesia cliccando Q  U  I )

Qui dove camminano gli angeli



Qui, dove camminano gli Angeli,
lo fanno con i nostri piedi stanchi
e le carezze hanno i calli della Vita
ma è lo sguardo, a ben guardare fino in fondo,
che ha la luce d'ogni stella conosciuta
e le ali son scintille di un fuoco
che si librano giocose nell'aria;
sono i tralicci, di Luce, a sostenere
il ponte d'Amore tra il cielo e la Terra,
proprio qui, dove camminano gli Angeli.


Hanno il nome del cuore di chi chiede
e i loro silenzi sono la voce di Dio;
molte volte li vedi sulla pelle
nei brividi di un bacio a confortare
ed è musica, il frusciare, dentro il petto
danzando nei sorrisi dei bambini
o nei gesti di chi dona un caldo abbraccio
vincendo i freddi inverni di distanza.
Stai attento quando vedi lievi impronte
qui, dove camminano gli Angeli.


(Poesia inserita nell'antologia "Qui dove camminano gli angeli 2013)

mercoledì 12 febbraio 2014

Anima e musica






A volte penso che la nostra anima si fonda con la vibrazione ultima, ancora e sempre anima, di determinati brani musicali. Quasi un patto animico precedente.
E questi brani musicali, queste scale armoniche o questi ritmi particolari, magari questi intriganti giri di basso o queste particolari intonazioni vocali, fungono da segnalibro.
Noi ancora non lo sappiamo ma di volta in volta le identifichiamo e le accentiamo nel nostro costante presente in movimento. E viviamo un'esperienza avente per sottofondo una colonna sonora che magari possiamo pensare irrilevante, al momento. Un condimento, un valore aggiunto e gratuito all'emozione dell'accadimento stesso.
Ma è proprio grazie a questo segnalibro musicale che magari in un giorno qualsiasi di un futuro lontano, magari mentre siamo fermi a un passaggio a livello a pensare quasi forzatamente agli impegni del momento, che ci ritroviamo a nuotare dentro il ricordo di quell'esperienza, di quell'emozione particolare quasi impalpabile che oggi, forse, puoi rivedere e comprendere.
Perchè mai la mia mente avrebbe dovuto ritornare a quel tavolino di quel Pub lecchese dei miei venticinque anni? Quando mai avrebbe ritrovato ancora la strada che lì l'avrebbe riportata?
Ed ecco Rickie Lee Jones emergere con la sua voce particolare dalla radio in macchina, evidenziarsi dentro il particolare "groove" di "A lucky guy" e tempo e spazio si annullano e l'emozione di allora si confronta con la consapevolezza di oggi.
E la maestria della musica ancora una volta mi strizza l'occhiolino!


Oliviero Angelo Fuina

martedì 4 febbraio 2014

Concorso Letterario di Poesia in memoria della prof.ssa Giusy Santonocito




di Oliviero Angelo Fuina

Una testimonianza d’amore che supera ogni confine

Numerosi e interessantissimi sono i Concorsi e i Premi Letterari di Poesia nel nostro Paese durante l’anno. A cadenza più che giornaliera, per l’esattezza.
Ci sono però Concorsi che si evidenziano dagli altri per uno spirito “speciale” che li permea, per una storia significativa che ne è alle origini. Intensa e umana.

Il Concorso Letterario che voglio evidenziare e portare all’attenzione dei tanti è sicuramente uno di questi.
La sede del Comitato organizzatore risiede a Catania, a Nicolosi per l’esattezza. Paese della compianta professoressa Giusy Santonocito, docente presso l’I.P.S.S.A.R. “Rocco Chinnici”.
Preside della omonima Fondazione che cura il Premio stesso è la sorella della professoressa Santonocito, Maria.

Prima di delucidarvi sui termini di questo Concorso Letterario di Poesie in memoria di Giusy Santonocito ritengo opportuno e doveroso parlarvi più compiutamente della professoressa prematuramente scomparsa.
Giusy Santonocito nasce a Nicolosi il 22/04/1956 e sin da bambina dà prova di una grande vena poetica. All’età di 12 anni riceve il primo premio in un concorso di poesie a Taormina (ME), con pubblicazione sulla stampa. Da allora numerosi sono stati i riconoscimenti e i premi ricevuti, sia in Italia che all’estero. La sua vita è segnata all’età di 9 anni dalla morte del padre. Si impegna nello studio e riesce a laurearsi, anche se perde la figura della mamma sei mesi prima di conseguire la laurea. Appena laureata parte per Brescia per insegnare. Venutole a mancare anche il fratello, colpito da un infarto all’età di 48 anni, Giusy cade in depressione. Ma grazie alla sua buona volontà e all’aiuto della sorella riesce a uscire da quella orribile malattia. Nel 2004 durante il suo insegnamento a Bronte viene colpita da una emorragia cerebrale, viene operata due volte, ma la sua profonda fede per Papa Giovanni XXIII fa sì che le venga concessa la grazia della sua guarigione. Giusy esce dall’ospedale senza nessun farmaco, presentandosi a scuola dopo tre giorni per ringraziare alunni, docenti e personale ATA che le avevano fatto sentire il loro calore durante la sua permanenza in ospedale. Dopo qualche anno, con immensa felicità, da Bronte ottiene il trasferimento a Nicolosi, suo paese natale. Ma questa felicità non dura a lungo, infatti nel 2011, di ritorno dall’Islanda con la sorella, comincia ad accusare dolori alle gambe. Maria la porta in ospedale dove le viene diagnosticato un tumore al pancreas con metastasi. Non le viene detto nulla, tornati a casa, riceve molte visite dai suoi colleghi di scuola e lei non smette mai di apparire serena e felice.
Il 12/10/2011 muore lasciando la sorella in un profondo sconforto.

Dopo la sua dipartita Maria Santocito apre il suo cassetto personale e scopre dei quaderni accorgendosi che ci sono scritte molte poesie. Decide di farle pubblicare adoperandosi nel cercare gli editori. Dopo varie ricerche, viene contattata da Antonio Corbisiero che la invita a spedirgli le poesie. Subito dopo pochi giorni, viene invitata dall’editore a pubblicare un libro che verrà intitolato Frammenti d’anima e sarà  presentato e premiato alla Fiera del libro di Verona 2012.

Successivamente viene pubblicato un altro libro di poesie con la casa editrice Booksprintedizioni dal titolo Riflessioni di un’anima. Il libro riceve online 600 voti acquisendo l’attestato di “miglior libro classificato”.
In seguito la sorella Maria scopre un vecchio quaderno riposto in fondo a un cassetto di Giusy e leggendolo, con stupore, si rende conto che era un romanzo scritto all’età di soli 15 anni, che ella aveva intitolato Felicità raggiunta. La sorella lo rende edito con la casa editrice Azzaytuna.

Quale maniera migliore, dunque, per ricordare la sorella scomparsa, se non quella di organizzare un Concorso Letterario di Poesia a suggello dell’anima poetica della prof.ssa Giusy Santonocito?
Un concorso che nasce nel segno dell’amore, a vincere i dolori della vita che presentano il conto a chi resta. L’amore di una sorella per colei che sarà sempre la sorellina, “il mio piccolo passerotto”, e che vuole condividere questo suo imperituro amore attraverso la passione appartenuta proprio a Giusy: la poesia.

Giusy era introversa ma indubbiamente è stata capace di trasmettere l’amore per la famiglia attraverso i  suoi versi e questo essere introverso non le ha mai impedito di essere, oltre a un’ottima e amata docente,  altruista nei personali e più veri slanci d’amore. Mi piace ricordare il suo aver adottato un’intera famiglia brasiliana che ha sempre aiutato durante la propria vita, anche con sostegni materiali per pagare a volte l’affitto e altre dei vestiti nuovi per i bambini. Una famiglia che aveva conosciuto a Sotto il Monte (BG), paese natio del suo amato “Papa Buono”, proprio quello del commovente “discorso alla luna” nel quale esortava ogni genitore a dare in suo nome una carezza ai propri figli, tornando a casa: Papa Giovanni XXIII.
Emblematico il ritornare costante di questo valore di grande importanza per la scomparsa professoressa Giusy: l’amore e gli eterni valori più nobili  per la famiglia!

Un amore e una dedizione che appartengono intensamente e profondamente anche alla preside Maria Santonocito che volendo ricordare la “sorellina” e rimarcarne dolori, rivincite e vittorie personali, non ha mai fatto pesare in ogni sua parola – regalataci a raccontare “Giusy” – i dolori che anche lei come sorella ha patito per la scomparsa dei genitori e del fratello. E in ultimo del suo “piccolo passerotto”.  Un immenso dolore a sommarsi ai precedenti ma una determinazione amorevole a far rivivere nelle parole poetiche, che possono più facilmente arrivare in cielo, ciò che meglio può rappresentare la vera essenza di Giusy Santonocito.

L’edizione del Concorso poetico è giunto quest’anno alla seconda edizione.

Un Concorso, è bene sottolineare, completamente gratuito per i partecipanti.
L’oggetto del concorso sono poesie in lingua italiana sul tema “La famiglia”. Un argomento significativo basato su quei valori che legano in eterno le due sorelle e che nel cuore non può che avere sempre residenza inossidabile.
Il Concorso è suddiviso in tre sezioni.
La sezione A è riservata a partecipanti adulti e universitari; la sezione B è riservata agli studenti degli istituti superiori mentre la sezione C è riservata agli studenti della scuola media.
Si nota subito lo sguardo privilegiato verso i giovani e gli studenti, da sempre appartenenti al mondo professionale della prof.ssa Giusy Santonocito , vissuto con sincera passione e dedizione fino all’ultimo.
La giuria del Premio è composta da professori universitari.
Ogni concorrente può partecipare con una sola poesia inedita e la lunghezza della stessa non deve essere superiore alle 35 righe. 

Gli elaborati, in formato .doc, completi di nome, cognome, indirizzo, scuola di provenienza, indirizzo e-mail e recapito telefonico, dovranno essere inviati improrogabilmente entro e non oltre la data del 28 Febbraio 2014 a:
Concorso letterario di poesie “In memoria della prof.ssa Giusy Santonocito”
in Via Mompeluso, 10 – 95030 – Nicolosi (CT), tramite posta prioritaria, brevi mani o via e-mail all’indirizzo santonocito_maria@libero.it
Farà fede la data del timbro di spedizione.

Ai primi tre premiati di ogni sezione verranno assegnate medaglie e pergamene. Ai premiati della sezione A verrà riconosciuto anche un premio in denaro, rispettivamente di 100,00 €,  75,00€  e  50,00 €.
A tutti i premiati delle 3 sezioni saranno consegnati inoltre i libri della poetessa “Giusy” già pubblicati.

La giuria si riunirà per decretare i vincitori entro la fine del mese di marzo.
Farà seguito la comunicazione personale agli autori delle opere premiate e menzionate a mezzo e-mail e/o telefono.

La premiazione per tutti si effettuerà nella data che sarà successivamente comunicata, presso la casa natale, che è stata adibita come “Della Fondazione delle Poesie” in memoria della professoressa Giusy Santonocito, ubicata in Via Vittorio Veneto 34 – 95039 – Nicolosi (Ct).
Come se non bastasse quanto già previsto per i concorrenti, la Fondazione delle Poesie ha predisposto anche che a tutte le scuole e istituti partecipanti saranno consegnati i libri di poesie della poetessa “Giusy”, più un attestato di merito.

Sono personalmente certo che la professoressa e poetessa Giusy Santonocito stia continuando a sorridere, vivendo nella consapevolezza di ogni poeta che sicuramente onorerà al meglio la sua memoria, facendosi ognuno portavoce di parole che condividano lo stesso infinito cielo dove lei sta felicemente librandosi su ali di amore condiviso.