martedì 3 febbraio 2015

Quel suo primo amore

 
 
 
É caduta già prevista nel volo
quando per la prima volta libriamo
ma il disagio di una terra che graffia
somma i tagli che terremo in memoria
 
Nell'incredulo guardare orizzonti
ormai orfani del viso eclissato
già scordiamo il calore di un sorriso
che scioglieva, nel futuro, l'incerto
 
E quel dolore di un cielo spezzato
ha infine rivestito anche mio figlio
che ha le ali di cera ancora calda
e un freddo mai pensato nel suo abbraccio
 
Io lo guardo e riconosco me stesso
ed in doppia valenza mi fa male
ma nessuno ha mai inventato parole
che il tempo solo riesce a balbettare
 
Altre piume di volo l'aspettano
ovunque dove mai potrà pensare
ma all'angolo di un ritrovato sguardo
starà in agguato quel suo primo amore.

31/01/15
 
(Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati)

venerdì 5 dicembre 2014

Meriggio di pioggia

 
 
 
Nel pomeriggio che il sole si bagna
anche i miei gesti danzano in silenzio
nel ritmico ascoltare il mondo fuori
tacendo ogni disagio nell'attesa
 
e invento, dei sapori, sinfonia
aromi sfrigolando nella stanza
mio figlio corre corde a fiato corto
sorrido nella tregua del maltempo
 
che poi questa valenza è relativa
negli orizzonti visti dentro il cuore
è qui che adesso poso il mio respiro
e ancora non mi chiama alcuna urgenza
 
Si acquietano i pensieri già al riparo
mentre parole tornano in carezza
a fior di labbra, da distanze varie,
dentro lo sguardo in luoghi condivisi
 
Piove, e preservo.nella bolla i passi,
senza partenze e inviso è ogni traguardo
nel privilegio d'essere al presente
mentre i futuri scivolano strade.
 
18/05/13
(Oliviero Angelo Fuina)
 
[Inedito - Tutti i diritti riservati]

Memento in ritmo sette

 
 
 
Le inascoltate voci
riempiono i silenzi
lanciando le canzoni
agli angoli capienti
di stanza in luce fioca
sfumando in giallo il foglio,
recinto del mio stare,
nel letto di un inchiostro.
 
La notte che c'è fuori
nasconde il prato verde
del mio strappare altezze
per l'ordine visivo
ma nulla può al sentore
d'un taglio inumidito
che giunge alle mie nari
nel maggio più sincero.
 
Ho spento le finestre
sui nomi senza vista
spingendo negli spazi
parole a segna-posto
per esserci a distanza
sognando ancora abbracci
mai nati nel calore
di un mondo parallelo
 
e voci dentro note
annotano distratte
un oltre al mio memento
che nasce nell'istante
già inciso sul papiro
in duplice lettura
di ciò che adesso guardo
e quello che vedrete.
 
Gli anelli all'orizzonte
involvono sfumando
e cieco è l'occhio lungo
che annulla le pareti
e amplifica il ritorno
di un ballo solitario
tra pieghe di una folla
nel folle possedere.
 
04/05/13
(Oliviero Angelo Fuina)
 
[Inedito - Tutti i diritti riservati]
 


lunedì 24 novembre 2014

La garza del silenzio è sempre infetta

Il mio "Insospettabile click" dei 20 della manifestazione di Messina

 
Le vedi nei sorrisi di facciata
occhiali scuri, spesso, a mascherare
troppi i fiori violacei sulla pelle
e quelle grida annegate nel sale

L’arroganza misogina inculcata
è tara ereditaria più nefasta
dove è l’Uomo che perde la saggezza
tacitando del creato l’armonia

La garza del silenzio è sempre infetta
- si incancrenisce il tessuto sociale –
ridiamo fiato non chinando il capo
perché di ogni silenzio abbiamo colpa

Si spezza l’equilibrio più divino
ed ogni unione alchemica decade
il calice più sacro si frantuma
perché di ogni creato il Dio è la Madre

Ferita dignità di razza umana
ad ogni colpo inferto sulla Donna
ma la violenza che nessuno addita
è anche nel rispetto calpestato

e voi che date voce a questi versi
urlate la condanna a viso aperto
chi non accusa è pari all’accusato
si uccide anche girando il viso altrove

- Nessuno vince quando muore il seme
del Sacro Femminino che è dell’Uomo –

05/11/14
[Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati]


 


venerdì 7 novembre 2014

Padre e figlio

 
 
 
Sei ramo che allontani la radice
nell'unico tuo viaggio verso il sole
lei sente la sua linfa che ti giunge
tu senti frutti e foglie nella brezza
 
Vicino alle altre fronde a rispecchiarti
dal tronco la distanza infine sfugge
e il cieco mormorare di corteccia
non senti ormai proteso alla tua luce
 
Eppure il quieto faggio ti dà slancio
e ascolta tutti i passeri sul palmo
il nome che si è dato ti contempla
ma il tuo volare alto ti allontana
 
L'autunno giungerà a spogliar le ali
e allora attingerai da quella forza
al dunque consapevole del tutto
di un nome e di una linfa che completa
 
e i frutti non cadranno mai distanti
dal ciclo di stagioni del tuo mondo
ed ogni fine è solo un nuovo inizio
costante la radice a sostenerti.
 

05/11/14
 
(Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati)