sabato 23 maggio 2015

L'applauso negato

 
 
Sono soltanto parole, alla fine,
che vivono sull'albero presente
smeraldi sui rami o d'ambra a cadere
figlie di una viva pianta silente
 
Sono spoglio nel gelido incompreso
delle mie foglie nemmeno ho memoria
le ho lasciate planare, esuberante,
credendomi leggenda sempreverde
 
Lascerò riposare le radici
e linfa accudirò sotto corteccia
e ad ogni gemma, quando è primavera,
mai racconterò mute storie di altri
 
perchè l'applauso, quando vien negato,
frastorna di un dolore da non dire
ed io qui in piedi, fermo nella terra,
ci posso stare non per ciò che mostro
 
Con la mia chioma di oscillanti lemmi
spettino gli sguardi a volare in cielo
ma la mia altezza è tale in proporzione
a quanto nel sommerso so affondare
 
e in questo inverno che l'anima nutre
effimera forza lascio alla tormenta
e da natura, che mi sa accudire,
disseto al pianto che insapora vita.

04/05/15
 
 
(Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati)


Poesia premiata con "Menzione d'onore" al Concorso Letterario Nazionale
"Mani in volo" II Edizione (12/09/2015)


giovedì 12 marzo 2015

Come falena


Gesti che già hanno  il loro padrone
e sorrisi provati alla bisogna
ore da segnare sul calendario
e bicchieri, di altri, da riempire
 
le parole spese senza ritorno
e i silenzi incassati in stanze strette
in una notte che ancora mi esilia
nella folla di tre solitudini
 
Tutto si accende con note segrete
e un silenzio libero da catene
e le parole ritornano vive
scegliendo il muto palco e antichi ascolti
 
e lo spicchio di notte che conservo
risplende a giorno sul vero respiro
come falena che gioca nel giallo
di un sole per finta che scalda e uccide

11/03/15
(Oliviero Angelo Fuina)


A proposito di noi



Io mi trovo tra il nulla e l'infinito
in quel gesto che si apre, e nell'inedia,
dove il verbo ammutolisce nel cielo
ruggendo incomprensibile nel fango
 
Tu sei tutto ma ancora non mi basta
perché non sai raggiungere quei luoghi
che stanno tra la notte e i miei pensieri
e in ciò che non so dire e in ciò che urlo
 
Tu sei molto ma non è mai abbastanza
per chiuder la distanza dei silenzi;
di noi sappiamo tanto in superficie
tenaci ad evitare ogni immersione
 
Io sono quello che tace con la penna
e tu sei gli aggettivi che non leggi
perché vedersi spesso dentro casa
di certo non vuol dire stare insieme
 
E adesso che nei vetri trovi un senso
- io che li ho già scheggiati tempo prima -
mi parli dei riflessi più leggeri
e dell'ipocrisia mi affossa il peso
 
É tanto che ho scordato il tuo profumo
e la tua pelle è soltanto un confine
ma io che da aquilone ho perso il filo
mi adagio nella quiete più distante.

18/11/2014
 
(Oliviero Angelo Fuina)
 
Poesia premiata col terzo posto al Premio Letterario Nazionale "Una perla per l'oceano"
 


lunedì 9 marzo 2015

Quella sua veglia




 
Una sigaretta dopo l'altra,
aspettava un orario più congruo
disperdendosi in note pareti
dentro sguardi più ciechi e già sordi
 
ma era un nulla che ambiva dal tempo
che tiranno era stato di giorno
e il voler riappropriarsi di istanti
era il minimo dazio a un respiro
 
La routine sotto il sole dai vetri
dove il passo spedito ha un suo fine
ora aveva di contro l'inedia
dal sapore di vera conquista
 
E le ore rubate al riposo
ritempravano slanci più fieri
come a dire che al nulla che accade
la sua firma vantava in puntiglio
 
perché un attimo colto dal niente
dove nulla è già stato deciso
è quel vuoto che riempie la mente
ricacciando i fantasmi pattuiti
 
ma può essere che questa veglia
che lui sceglie oltre ogni buon senso
alla fine nasconda paura
di un domani dettato dagli altri
 
e la brace che accende altra brace
e la tosse che spezza il silenzio
riempie l'attimo illuso di eterno
nel suo braccio di ferro col sonno.
 
07/03/15
 
(Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati)

 
 
 

martedì 3 febbraio 2015

Quel suo primo amore

 
 
 
É caduta già prevista nel volo
quando per la prima volta libriamo
ma il disagio di una terra che graffia
somma i tagli che terremo in memoria
 
Nell'incredulo guardare orizzonti
ormai orfani del viso eclissato
già scordiamo il calore di un sorriso
che scioglieva, nel futuro, l'incerto
 
E quel dolore di un cielo spezzato
ha infine rivestito anche mio figlio
che ha le ali di cera ancora calda
e un freddo mai pensato nel suo abbraccio
 
Io lo guardo e riconosco me stesso
ed in doppia valenza mi fa male
ma nessuno ha mai inventato parole
che il tempo solo riesce a balbettare
 
Altre piume di volo l'aspettano
ovunque dove mai potrà pensare
ma all'angolo di un ritrovato sguardo
starà in agguato quel suo primo amore.

31/01/15
 
(Oliviero Angelo Fuina - Tutti i diritti riservati)